venerdì, luglio 11

Amaro

Ho rovinato qualcosa di bello
O forse
Ho voluto rendere diverso e speciale qualcosa che stava diventando banale.

giovedì, maggio 29

All'improvviso

E poi all'improvviso e' successo.
Barcellona nelle mie narici e nei miei occhi.
E un turbine nel cuore.

Non so cosa sia stato. L'aria, la musica, il cibo, la mattina il pomeriggio la sera. E poi di nuovo.

Avrei voluto ci fosse più tempo.

Strane le assonanze con woody allen.

Grazie Barcellona, ancora una volta mi hai sorpresa.

martedì, maggio 13

In your eyes

Julian plenti mi ispira.
Leggevo vecchi post e mi sono stupita di quella vecchia me/
Sono davvero stata così costante? Così ossessionata, così fedele, così magnificamente posseduta dall'idea che ne sarebbe valsa la pena.
Mi guardo ora e rido sarcasticamente.
Guarda dove mi ha portato tutto questo.
Non sono che l'ombra dei buoni propositi.
Dicevo che ti avrei amata per sempre:
Mentivo.
L'ho detto ancora. Sempre mentendo.
Per sempre non esiste.
Esiste il qui e ora.
Ricordati il mio nome.

sabato, maggio 3

epifania (again)

non so cosa sia stato.
allevi prima, einaudi ora, la musica in sottofondo ha toccato tasti che pensavo sopiti.
una fotografia. ne guardo altre. appese in camera sembra che la mia vita sia sia fermata 4 anni fa.
un calendario, mia nipote.
in ospedale, mio nonno.
un simbolo, una batteria di un dispositivo, di quelli di cui non riusciamo più a fare a meno.
ecco, un bimbo appena nato è al 100%, il segnale è verde.
mio nonno è in rosso.
e non esiste caricabatterie compatibile.
siamo destinati ad esaurirci, non c'è modo per fermare il logorio del nostro corpo.
l'assurdità è che più la mente si evolve, cresce e diventa complessa, più il corpo piano piano si estingue.
gli organi ormai stanchi smettono di funzionare, la pelle logora si riempie di rughe.
il cuore non ha più un motivo per battere.
o forse ne avrebbe mille, ma non ne ha più le forze.

allora perchè?
che significato ha tutto questo?
lavorare sperando un giorno di non doverlo fare più.
amare sperando un giorno di smettere di soffrire nel farlo.
voler bene vivendo nel terrore la possibilità dell'abbandono.

sforzarsi per raggiungere un obiettivo che sarà comunque cancellato dal tempo.
il tempo mi terrorizza.

sulla soglia dei 30 mi ritrovo quasi al 50% della mia batteria e mi chiedo ma allora cosa cerco di stare a galla a fare?
cosa spero di fare?
cosa voglio per davvero?
dibattermi nel fango come un dannato insetto cercando solo di prendere fiato.
aspettando solo il omento in cui qualcuno calerà una grossa suola dall'alto e mi schiaccerà al suolo.
siamo formiche e non vediamo che il nostro filo d'erba.

nulla ha senso.

nulla è veritiero, il tempo che ci è concesso è troppo poco.
niente torna.
lei non tornerà.

e io che lo capisco solo ora guardando una vecchia foto mi domando ma allora cosa vivo a fare?
ogni giorno nuove piccole sporche luride difficoltà, ogni giorno mille ostacoli che in realtà non sono altro che il sale su questo pane indurito che è l'esistenza.
come cavalli con i paraocchi andiamo avanti senza accorgersi del mondo che ci sta scorrendo ai lati.

lei non tornerà.

niente di ciò che era tornerà.
e io sono destinata a sgretolarmi come sabbia.

tutta la vita si può riassumere in una giornata di mare costruendo un castello.
sarà bellissimo, avrà mille torri, ponti levatoi, passaggi segreti, sarà grande immenso ma ha il destino segnato.
quando calerà la sera, le onde verranno e lo porteranno via.
e non c'è via di scampo.

eppure noi, secchiello e paletta, ogni giorno costruiamo il nostro castello senza pensare che è il gesto più folle e privo di senso che ci sia.